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Breve storia di
Apollosa, secondo lo storico A. Meomartini
E' Comune del mandamento di Montesarchio nel circondario
di Benevento, che primo s'incontra a destra della via consolare che mena
alla valle Caudina.
Pochi chilometri fuori Benevento, trovasi, a sinistra, presso un
valloncello, un'antica casa ad un sol piano.
Là esisteva il così detto Epitaffio, cioè il punto di confine tra l'ex
regno di Napoli ed il territorio beneventano.
Una specie di monumento in fabbrica sull'estremo limite divideva le due
sovranità, la regia e la pontificia.Gl'ignoranti
della storia, credendo di cancellarla, hanno tolto via la iscrizione.
Ciò non ha potuto far dimenticare otto secoli di dominazione.
Subito dopo comincia il territorio dì Apollosa, il quale confina con
Benevento, S. Leucio, Ceppaloni, Montesarchio e Castelpoto.Quanti
pensieri s'affollano alla mente, percorrendo la via sulla quale ora
c'intratteniamo! Una interna comunicazione tra la valle Caudina e la
beneventana ha dovuto sempre sussistere, anche quando era chiuso il
colle S. Felice presso Benevento, e l'accesso a detta città avveniva pel
ponte dei Lebbrosi, costeggiando le località dette Ciancelle, dopo esser
passata per di sotto Apollosa. Posteriormente, quando la via Appia fu
prolungata per Benevento fino a Brindisi certo costeggiava i dintorni di
Apollosa.
E non v'è stato alcuno fra i grandi romani, consoli, proconsoli,
generali od imperatori, che non abbiano calpestata la polvere della
regina fra le vie dell'antico mondo.
Ecco perchè tanti pensieri s'affollano alla mente, e in una nebbia
lontana lontana appariscono quivi le ombre dei prodi Sanniti, e poscia
di un Fabio Massimo, di un Papirio Cursore, di un Decio Mure, di
Sempronio Gracco, di Marcello, di Annibale, e poi di Silla, di Pompeo il
Grande, di Cesare, di Cicerone, e poscia ancor gradatamente di Angusto,
di Orazio, di Virgilio, di Nerone, scortato dalla guardia Pretoriana e
dai cavalieri germanici dal fiammanti latielavi, coronato di alloro ed
ebbro di vanità comica e melomane, di Traiano, reduce dai plausi delle
plebi adulatrici sempre le stesse.E più d'appresso a noi compariscono
Totila, i Longobardi Zotone, Arechi, Siconolfò, Grimoaldo, e tanti
altri. Ecco la Croce. Dopo le stragi di un Seodam e di un Massar,
saraceni, vengono i Pontefici Onorio, Pasquale, Innocenzo, Ranulfo,
Ruggiero, Guglielmo, Tancredi, Federico II, chiusi nel ferro delle loro
armature, passano l'un dopo l'altro.
Vien Manfredi, cui non restano che pochi giorni di vita, il feroce Carlo
d' Angiò, che anela Napoli dopo Benevento, e tutta la corte dei coronati
avventurosi o sventurati: Roberto, Ladislao, Renato, Luigi e Giovanni d'Angiò,
Alfonso d'Aragona, i due Ferdinando. E poi? le figure più dolci, più
mansuete di un benefattore indimenticabile in Benedetto XIII, e di un
altro, su cui'la storia non può dire ancora l'ultima parola, Pio IX.
Rimembranze grandiose, che abbracciano trenta secoli di Umanesimo, dai
progenitori dei Sanniti. Apollosa dorme sull'alto, tra gli alberi, e non
rammenta un bricciolo solo della patria istoria. Tentiamo svegliarla. Il
fu monaco di Montesarchio, fra Arcangelo, vedeva da per tutto divinità
pagane; e per lui Apollosa era sempre un ara sacra ad Apollo. E pure,
non v'è paese il cui nome ha subito tante alterazioni grafiche quanto
Apollosa. è stata chiamata: La pelosa, Lapillosa, Pellosa, Pelusia,
Lapelusa, Apellosa, Apollosa. Nei tempi moderni la nomenelatura comincia
da vocale, cominciava da consonante in quelli più remoti. Apollosa è
nome moderno, che non ha conosciuto alcun Apollo della mitologia greca o
romana.Il paese moderno è un aggregato di casali; il paese antico vuole
la tradizione sia stato più in basso. Certo è che quelle antichissime
taverne site sulla strada erano antiche stazioni militari per la
sicurezza locale; e questa destinazione tradizionale han mantenute fino
a tempi relativamente a noi prossimi nella successione degli anni.
Presso Apollosa fu rinvenuta una colonna milliaria dell'Appia con la
seguente iscrizione:
IMP. CAESAR L. SEPTIMIUS. PIUS. PER TINAX.
PONTIF. MAXIMUS. TRIB.POT. VI IMP.
XI. COSS. II. P. P. PROCOSS. ET... IMP. CAESAR.
M. AURELIUS. ANTONINUS. AUG.
IMP.SEVERI. AUG. F. TRIB. POT. PROCOS.
PONTEM VETUSTATE DILAPSUM
A SOLO SUA PECUNIA RESTITUERUNT
La suddetta iscrizione, riportata dal Mommsen al N.1409, è dell'anno 198
dopo Cristo, secondo lui, dell'anno 203 o 204 secondo il De Vita, che
pare più accurato, e si riferisce al restauro del ponte dell'Appia poco
discosto.
Vuolsi che di questa località sia stato il grammatico Turpilìo vissuto
nel sesto secolo dell'era cristiana. Qui fu trovato scolpito .quel noto
distico satirico, contro di lui composto, e che mirabilmente si presta
ad un doppio senso.Il giuoco del doppio senso sta nelle parole prisci ed
ani, che, riunite, danno la parola Prisciani. E' quasi certo che questi
luoghi hanno dovuto subire pìù o meno le stesse sorti di Benevento nei
tempi lontani, e poscia formar parte della omonima colonia. Per trovarne
alcun motto istorico che faccia menzione di un luogo abitato col nome di
Lapelosa bisogna arrivare fino all' epoca dei Normanni , e quando già ìl
Conte Rainulfo possedeva Avellino, Airola e molte località a queste
prossimiori. Allora Lapillosa apparteneva ad., un Ugone infante, il
quale nel 1127 venne a rottura col detto Conte Rainulfo e col Principe
di Capua. Questi ultimi due, radunata forte mano di militi e una
innumerevole quantità di pedoni, andarono sopra il castello, che
chiamavasi Lapillosa. Il Rettore di Benevento, a nome Guglielmo, udito
ciò, chiamò il popolo ad armi, e tre giorni dopo sì spinse su Apollosa
con due mila uomini. Il paese ebbe a soffrire un' assedio e l' incendìo
della selva che lo circondava. Il popolo beneventano, tutto riunito,
aggredì ed espugnò virilmente le difese del castello, e l'avrebbe preso
ed incendiato, se il Conte Rainulfo fosse subito sopravvenuto, mentre,
al contrario, erasi partito unitamente al Principe Roberto, a causa del
tempo pessimo e nevoso. Contavansi il 27 gennaio di quell' anno.
Se Apollosa scampò da ruina nell'anno 1127, non così fu nell'anno 1133,
quando venne presa e distrutta, per aver mancato il suo signore Ugone
infante d'esser ligio al dato giuramento in favore di Rainulfo.
Mille cavalieri fortemente armati e ventimila pedoni avea il Conte
Rainulfo; e il Contestabile dei beneventani, chiamati tutti alle armi,
innumerabilem civium multitudinem secum gaudens eduxit . Entrambi ,
super castrum quod la pelosa vocatur , festinavere. L' assedio durò
quattro giorni , le mura furono distrutte con le macchine, fu impedito
ai villici di servirsi delle acque del vallone e delle vicine fonti. I
difensori, vedendo distrutte le case dei contadini dalle baliste, ed
atterriti dalle belliche macchine, per non esser trattati a ferro e
fuoco, consegnarono il castello, e si posero ai servigi di Rainulfo
lasciando, l'alleanza di Re Ruggiero.E a supporre però che il Re,
riassodata la propria sovranità, sia stato relativamente largo verso
Apollosa. Nello stesso secolo, ma durante il regno di Guglielmo 1I,
Pellosa costituiva un feudo di due militi, faceva parte della " baronia
Feniculi " o baronia di Fenucchio, e dipendeva da un Tommaso di
Fenucchio; il quale dovè essere uno' dei più fidi normanni, se in quel
modi fu rinumerato dal suoi Re.Egli è più volte rammentato in questa
illustrazione di ciascun comune della provincia.
Vedasi il N. 902 del catalogo dei baroni. Nuovi tormenti e nuovi
tentativi vi furono durante il regno di Federico 1I, ed egualmente sotto
Manfredi e Carlo d'Angiò quando la casa dei Fenucchio era stata
spogliata di tutti i possedimenti. Errico VI e Costanzo donarono la
Baronia di Fenucchio, tra cui Apollosa, ai Benedettini di S. Sofia; e
Federico II, di loro figlio, queste concessioni confermò nel 1221 con
privilegio datato da Aversa. Poscia, rottosi con la Corte papale, gliela
ritolse.Nel 1269 questo paese venne con altri donato ad Emmanuele
Frangipane, in premio della turpissima azione da lui commessa di
consegnare a Carlo d'Angiò il giovane Corradino e Federico d'Austria,
catturati ad Astura mentre in sua fiducia si mettevano. Il nome di
Apollosa rivela indirettamente quella famosa turpitudine del Frangipane,
esecranda per qualunque anima gentile. Lo stesso Capecelatro, storico
non sospetto di poco attaccamento agli Angioini, scrive nel, libro 8: "
sostenuti tutti quelli sventurati signori, li consegnò prigioni a Carlo,
che gratissimo l'ebbe e gli donò in guiderdone la Pelosa, Torrecuso,
Ponte e Fragnito, terre presso Benevento; il che fu cagione di farli
passare ad albergare in Napoli, ove poco durarono, non permettendo Iddio
che terre acquistate con sì cattivo modo, e concedute per prezzo di
sangue cristiano, lungamente durassero nel loro legnaggio ". Ed il
Passaro nel suo giornale, pag. 7: " Et lo Re Carlo donò allo signore di
Asturi la Pelosa che sta vicino Benevento ".
Le località di Apollosa e Ponte erano importantissime in quei tempi ,
costituendo due accessi necessari verso Benevento , e due passaggi
fortificati per dominare le circostanti teste di vallata.
Nel Cedolario dei 9 ottobre 1320 il paese è segnato " Pellusia, once 7,
tarì 28 e grano, uno, tra Ceppaloni e Montesarchio ".
Nel secolo XIV già Apollosa era in possesso della casa della Leonessa, e
per molto tempo fu feudo di quella casa, e quindi di Guglielmo, Restaino,
Giacomo, Luigi, Violante, di altro Giacomo, di Alfonso, Giulio, Luigi,
Giovanni, e Giulia della Leonessa. L'ultima sposò Antonio Caracciolo,
marchese di Vico, a 2 luglio 1520, e portò Apollosa in casa Caracciolo.
Questo povero paese, messo accanto alla via da Benevento alla valle
Caudina, soffrì molto nelle guerre tra gli Angioini della prima e della
seconda stirpe, non che nelle fazioni tra Renato d'Angiò con Alfonso
d'Aragona, e tra Giovanni d'Angiò con Ferdinando I. Fu incendiato due
volte e' saccheggiato. " Il dì di S. Pietro del medesimo anno (1439) il
Re Alfonso era alla Pelosa, e il Re Renato, che a gran prieghi avea con
dotto il duca di Bari colle genti, venne a porsi dall'altra parte del
vallone di Benevento e mandò un trombetto al Re Alfonso che li piacesse
non disfare il Regno con prolungare la guerra, ma che volesse con lui da
persona a persona, o con una squadra, o più, o con tutto l'esercito in
una. battaglia vedere di chi " ha da essere il Regno, e chi perde abbia
pazienza " (giornale del duca di Monteleone pag. 117). Circa i danni
subiti nella, guerra di Giovanni d'Angiò abbiamo la testimonianza
storica del Pantano, lib. I, pag. 52 de bello neapolitano, edizione del
1859: " Ora Ferdinando, trovandosi occupato ai danni di quei popoli,
ebbe avviso che Giovanni d'Angiò e l'Orsino, uniti insieme gli eserciti
erano venuti nei, Sanniti ed , avendo data la Pellosa alle fiamme e
tirato in compagnia loro Alfonso della Lagonessa con tutti i castelli
della Valle Caudina, marchiavano direttamente verso Napoli, etc. ". E
dal Pontano copia lo storico Costanzo, libr. 19: " Il dì seguente il Re
fu avvisato che il Duca Giovanni insieme col Principe di Taranto erano
giunti in valle Beneventana, e aveano arsa la Pelosa, e se gli era reso
Alfonso della Leonessa, signore di molte castella, ed ancora che il Re
dubitasse che anderebbero a Napoli ". Nel registro 150 della Cancelleria
Aragonese sono annotati i pagamenti fatti alla gente d'arme presso lo
saudello in la Pelosa. Col secolo XV, trasformatasi l'arte della guerra,
cessò l'importanza belligera della valle Caudina, e quindi anche del
passo di Apollosa. E far motto adunque soltanto della vita feudale e del
movimento della popolazione, in che si compendia qualsiasi nuova
successiva su questo Comune. Nel 1532 la popolazione fu rinvenuta di 101
famiglie, di 136 nel 1545 e di sole 80 nel 1561 aumentate a 116 nel
1595.
Rimase in possesso della casa Caracciolo dei marchesi di Vico fino ai 9
marzo 1573, quando un Nicolantonio Caracciolo iuniore lo vendè a Fabio
Ricca. Costui non aveva altro titolo che quello di barone di Apollosa,
titolo comune a tutti i feudatari minori non insigniti di titolo
maggiore; ma con diploma datato 11 giugno 1627 fu nominato Duca di
Apollosa
Nel diploma medesimo il paese vien chiamato " terra Apellosae atque
illius membra et districtum ".Il feudo passò in casa Piscicelli pel
matrimonio di una Lucrezia Ricca con Nicola Maria Piscicelli; del quale
fu erede un Fabio Piscicelli. Estinto, senza discendenza mascolina,
questo ramo dei Capece Piscicelli e rimasta unica superstite una
Maddalena, costei , avendo sposato Tommaso Guindazzo Caracciolo , duca
di Ricigli ano, portò in detta casa Apollosa, che già erasi ridotta solo
a cento famiglie.
Un Domenico Guindazzo Caracciolo, ultimo duca di Apollosa di tal
cognome, vendè il feudo e il titolo a Carlo Spinelli, principe di S.
Giorgio la Mo.ntagna, a 29 aprile 1774.
Estinto anche questo ramo degli Spinelli nel 1861, il titolo è ora nella
casa dei marchesi Lancellotti
. La popolazione del comune, che alla fine dello scorso secolo era di
1773 abitanti, è aumentata adesso, noverandone 2039, giusta il
censimento del 1901
Apollosa ha fatto parte sempre della baronia di Fenucchio nell' epoca
normanna e sotto il rapporto feudale.
Era nel giustizìerato, poscia provincia, di Principato Ultra, ov' è
rimasta fino al costituirsi, della provincia di Benevento; della quale
passo' a formar parte nel 1861 come uno dei comuni del mandamento di
Montesarchio, da cu i è distante pochi chilometri.
Il territorio è tutto in collina e di buona estensione; produce ottimi
grani, buon vino, frutta, legname ed altri prodotti, che smercia sui
mercati di Benevento e di Montesarchio, essendo superflui al consumo
locale.La popolazione è anche industriosa in pastorizia, perchè non vi
fanno difetto buoni pascoli e buoni armenti.
Sappiamo esservi tra le principali famiglie proprietarie quelle dei
locali signori Francesca, Guadagno, Savoia, Stefanelli, VarricchioIl
Comune è contenuto nell'Archidiocesi di Benevento, e non manca di
chiese, tra le quali primeggia l'Arcipretale, situata nel centro del
paese, e tenuta con proprietà e decenza.
L'aere è sanissimo, la situazione favorevole alla viabilità ed al
commercio di consumo, e v'è quindi una relativa universale agiatezza,
che difende dalla miserevole piaga del pauperi“Nel Cinquecento diversi
centri del Sannio, per una serie di ragioni, subiscono' profonde
trasformazioni urbanistiche, cambiamenti sociali ed economici: l'assetto
dei vari abitati, non più arroccati sulla cima di colline impervie,
caratterizzerà soluzioni più aperte, come consigliano i lunghi periodi
di pace, che consentono di recepire le innovazioni dell'età moderna.
Inoltre, le modificazioni nei procedimenti dell'arte della guerra non
giustificano più l'arroccamento, nè la protezione naturale dall'alto.
Ciò non avviene per Apollosa, che conserva anche nel XVI secolo la sua
posizione urbanistica: al trasferimento verso valle, ad un'ipotesi di
sviluppo commerciale lungo la trafficata via Appia, preferisce una
soluzione di "idillico" isolamento, dal momento che il raggiungimento
del nostro paese era forzato, come deviazione e non per passaggio.
Il Meomartini avverte giustamente che Apollosa, se ebbe peso strategico
e militare sino al ‘400, come avanguardia ed indispensabile passo
d'accesso a Benevento e alla Valle Caudina, cessò di averne quando le
nuove tecniche di guerra, l'utilizzo di nuove strumentazioni di
combattimento, resero inutile ogni avamposto di vigilanza o di difesa
turrita.
Come si è detto, il feudo di Apollosa per buona parte del Cinquecento fu
in tenimento della famiglia Caracciolo: esigenze pratiche costrinsero un
certo Nicolantonio di detta casa a vendere titolo e terre nel 1573 al
nobile Fabio Ricca. Questi nel 1627 ottenne dalla Cancelleria regia per
il feudo la nomina di Duca di Apollosa, rientrando il "beneficium" tra
le investiture minori.
Nella seconda metà del secolo XVII il ramo diretto dei Ricca si estingue
ed una figlia di Fabio, Lucrezia, va in sposa a Nicola Maria Piscicelli:
dal matrimonio dei due nasce un nuovo Fabio, che alla sua morte non
lascia però discendenza maschile. Il ramo si inibridisce con la famiglia
napoletana dei Capece. In questo periodo Apollosa ha ormai sviluppato
buona parte del suo centro storico e numerosi sono i suoi Casali. Solo
nell'ultimo ventennio del secolo la curva demografica subisce una
drastica flessione per la drammatica esperienza della peste, che colpì
l'intero Mezzogiorno nel 1656.
Verso la fine del ‘600, con il superamento della crisi demografica ed il
flusso migratorio proveniente dalle vicine meridionali, ricomincia la
espansione del paese e si pongono le basi definitive per una nuova,
consistente crescita urbana.
A distanza di un trentennio dalla peste la provincia di Principato Ultra
fu teatro di un terribile terremoto: la sciagura colpì con inclemenza
anche Apollosa nel 1688, durante il ducato dei Capece Piscicelli. La
dimostrazione della gravità dell'evento si può desumere ancora una volta
dalla flessione della curva demografica del paese.
Durante il secolo dei lumi, il feudo di Apollosa ritorna ad altro ramo
ibrido dei Caracciolo, siccome una certa Maddalena Capece Piscicelli si
unisce in matrimonio con tale Tommaso Guindazzo di detta casa, già duca
di Ricigliano. Nuove difficoltà, forse di gestione fiscale di un
territorio troppo vasto e poco remunerativo, costringerà l'ultimo
discendente dei Caracciolo. Domenico Guindazzo a vendere il feudo ed il
titolo di duca a Carlo Spinelli, già principe di San Giorgio la Molara,
nel 1774. il quale lo conserverà fino al 1861.[...]Quando poi si
provvide all'unificazione nazionale, Apollosa dalla provincia di
Principato Ultra passò in quella appena costituita di Benevento,
assegnata al mandamento giudiziario di Montesarchio: la cittadina
sannita entrò così nella nuova orbita dello Stato italiano, appena
costituito; le sue vicende storiche persero il significato del fenomeno
puramente laicale, inquadrandosi nella più vasta problematica della
provincia beneventana, alla quale ancora oggi appartiene.”
( G.Napolitano: Apollosa 1000 anni di storia-Ediz.Realta' Sannita )
Foto
e commento tratto dal sito Web proloco apollosa.
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